Trekking: 17 Marzo 2019 – Corrasi: cuili, nurre e voragini. a cura di Carlo M. Adriano F. Pasquale T.

Incontro a piazza Veneto alle 7:45, partenza: ore 8:00, direzione Oliena. Si sale a Maccione, lo si supera si raggiunge la località Tuones, dove si parcheggiano le auto. Inizio escursione presumibilmente verso le 9:00 . Si sale verso Iscala ‘e Pradu.  Arrivati in cima (quota 1210 mt circa) si prosegue verso Nurre de Sas Palumbas su sentiero CAI.

La profondità iniziale della nurra è di circa 10 m, poi la grotta si apre con un grande salone, dove lo stillicidio perenne riempie varie vaschette naturali. Da secoli i pastori della zona vi accedevano tramite due tronchi di ginepro utilizzati come una scala e si approvvigionavano di acqua freschissima. Superata la sala principale, si accede a stretti cunicoli e vari meandri che degradano e portano a una profondità di 115 m.

È considerata la grotta più gelida del Supramonte di Oliena per le correnti d’aria fredda proveniente dai corridoi più profondi.

I pastori la utilizzavano nei mesi estivi come un vero e proprio frigorifero naturale per conservare la carne e il latte.

Varie specie di pipistrelli invece l’hanno scelta come rifugio per l’inverno: “sa nurra de Sas Palumbas” ha infatti la giusta temperatura per l’ibernazione.

Il prezioso guano veniva periodicamente prelevato dai pastori e utilizzato come concime o barattato con prodotti agricoli. (cit. “Il Supramonte di Oliena” di Angelino Congiu)

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Si raggiunge quindi il cuile Vilitzi e da lì si procede fuori sentiero fino ad attraversare Su Troccu de Su Tuo  per intercettare un vecchio sentiero che ci porta fino al cuile di Sa Vadde ‘e Sa Mandra. Dopo una breve sosta con visita al suddetto cuile si procede fuori sentiero (e sarà così d’ora in poi per buona parte dell’escursione) verso delle creste rocciose da cui si gode un panorama eccezionale (ovviamente se la giornata è bella). Alla fine delle creste rocciose si devia verso destra per raggiungere diverse nurre e voragini… Abbastanza particolare è sa nurre de Helle  che Angelino Congiu descrive così nel suo libro “Il Supramonte di Oliena”:

“ Il 20 e il 21 agosto per la festa di San Lussorio, era tradizione portare il ghiaccio in paese sia per fare un sorbetto, chiamato “carapigna”, sia per rinfrescare le poche bibite che esistevano in quei tempi di ristrettezze.

Erano i baristi che ordinavano il ghiaccio ai caprari e questi, in cambio di qualche lira, lo portavano volentieri.

Fino a cinquant’anni fa gli inverni erano rigidi e molto lunghi, la neve cadeva abbondante e nelle vette più alte resisteva per molti mesi all’anno.

La voragine di Helle si trova su un altopiano calcareo sopra i 1300 m di altitudine: è molto difficile da localizzare perché le rocce calcaree ne mimetizzano l’entrata, stretta e allungata. La nurra è profonda una decina di metri, con pareti scoscese. Sul fondo si allarga un po’, così che la neve spinta dal vento si accumula in basso e si compatta per il suo stesso peso: le basse temperature la trasformano in ghiaccio e la conservano per lunghi mesi. I raggi del sole non penetrano nel fondo della voragine, sia per l’esposizione della grotta sia per la dislocazione di una serie di rocce esterne che la riparano.

L’accesso alla voragine è possibile perché sul fianco (a pochi metri) c’è uno stretto budello, che ugualmente in verticale porta sul fondo. Ci sono vari appigli nella roccia, altrimenti è sufficiente fare opposizione con le spalle e far lavorare i piedi.

La neve veniva tagliata in blocchi con un’ascia, avvolta con la paglia e messa in sacchi di juta. Poi quasi di corsa fino al paese, dove veniva sistemata dentro capienti bidoni, insieme alle bibite e nuovamente coperta di altra paglia.”

Notevole anche la voragine di Sa Lapia (o nurra de S’Alapinna) che si trova a quota 1320 mt. circa ed è profonda ben 115 m.

Procedendo verso sud ovest si incontra una piccola dolina (qualcuno la chiama Su Serconeddu) con alcuni vecchi tassi all’interno (molto belli). Procedendo ancora si trova un boschetto con degli aceri e dei tassi caratteristici, dove l’acqua ha fatto un gran lavoro sul calcare disegnando delle “colate” di roccia notevoli. Infine, dopo breve tempo, superata un’altra piccola depressione interessante, si arriva a intercettare il sentiero che passa sotto la vetta Corrasi e che, procedendo verso sinistra, ci porta fino all’attacco superiore di Scala Marras, mentre a destra dopo un breve tratto troviamo la deviazione, segnalata da un cartello,  per salire in vetta. Si salirà se le condizioni meteo saranno idonee. Discesi dalla vetta continueremo sul sentiero fino ad arrivare a Iscala ‘e Pradu e da qui torneremo alle auto a Tuones.

L’escursione ha una durata presumibile di circa 7-8 ore, soste comprese, per una lunghezza approssimativa di poco più di 11 Km. Ci sono parecchi tratti fuori sentiero e alcuni su placche di calcare con una certa pendenza che presuppongono una buona esperienza nel camminare su questo tipo di terreni. Il percorso potrebbe diventare pericoloso solo nel caso di pioggia e/o vento forte: in caso di condizioni avverse non si effettuerà l’escursione. Non ci sono comunque punti esposti, ma chi soffre di vertigini è bene che non si avvicini troppo alle voragini.

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