Escursione a Perdas Crapias (Punta Lamarmora)

A cura di Michele Albini

Escursione del 1° Novembre 2026

Informazioni Utili

  • Durata: più o meno 7 ore comprese le pause
  • Lunghezza: circa 15 km
  • Sono necessari scarponi alti, giacca scaccia vento, acqua a sufficienza e torcia frontale.
  • Vestirsi a strati.

Ritrovo alle 7.30 in via Dessanay, fronte negozio cinese, partenza alle 7.45.

Percorriamo la SS 389var fino all’uscita della cantoniera di Pira ‘e Onni, indicazioni per Talana e Urzulei. Svoltiamo immediatamente per prendere il cavalcavia che supera la statale e seguiamo la striscia di asfalto fino a un bivio in località Genna Alleri. Svoltiamo a destra su una strada bianca in discrete condizioni e dopo 1 km lasciamo le auto presso il cartello che segna s’Arcu ‘e Thippiri, in corrispondenza di un recinto per animali.

Il primo tratto è una semplice carrareccia che abbandoniamo  quasi subito, seguendo le indicazioni del palo segnavia per su Runcu ‘e Alluenfogu, col sentiero che si inerpica progressivamente verso la linea di cresta. L’ambiente è inizialmente segnato da qualche ginepro anche in forma arborea, ma presto non rimane altro che l’aspra vegetazione del Gennargentu caratterizzata da ginestra di Corsica, ginepro nano, cardo e roselline.

Raggiunto su Runcu ‘e Alluenfogu, a quasi 1500 m slm, inizia un lungo tratto di cresta piacevolissimo e senza difficoltà, al punto che dopo un’ora di marcia avremo guadagnato sì e no zero metri di dislivello. La nostra meta si staglia ben visibile di fronte a noi, dove le valli laterali vanno a chiudersi. Avanzando lentamente verso i ripidi pendii delle cime più alte, Genna Orisa sembra completamente fuori portata.

Una volta discesi verso s’Arcu ‘e Laconitha inizia la parte più impegnativa della giornata. La salita procede seguendo i grossi cumuli di pietre e in assenza di un sentiero ben marcato; una volta raggiunta una “bambolina” si avvista la successiva e così via. Camminiamo lentamente e a zigzag, ripassando col pensiero i santi del calendario: con un po’ di ritmo saremo presto (più o meno) a su Sciusciu (il crollo, la frana). Da qui a Genna Orisa, con la sua ripida ma brevissima salita resa insidiosa dalla polvere, sarà un gioco da ragazzi. Procediamo quasi in piano verso il tetto di Sardegna, che come tutti sanno non è in corrispondenza della croce ma un poco più in là. Qui facciamo il pranzo.

Il percorso di rientro ripassa da Genna Orisa per poi scendere fino a s’Arcu Gennargentu, oltre la fonte di Orisa. Da qui si prosegue al di sotto di su Sciusciu per toccare s’Abba ci Sonada, un posto molto particolare e poco conosciuto. Continuando verso valle arriviamo ai ruderi dell’ovile di Is Furciddos, dove potremo vedere ontani monumentali, tassi secolari e un bel ciliegio selvatico e, con un po’ di fortuna, anche aquile e mufloni.

Raggiungiamo ora il rifugio di Is Terras Segadas per proseguire sulla sterrata con cui l’escursione va a concludersi. Se il clima sarà clemente potremo organizzare la tazzolata finale a Sa Semida con tavolo sotto una quercia secolare e vista che spazia verso monte Nou e il fondovalle. Da qui sono dieci minuti di cammino lungo la strada bianca per ritrovare le macchine a s’Arcu ‘e Thippiri.

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